Che libro leggere in viaggio? Marina di Carlos Ruiz Zafón

Hai presente il momento in cui, nel corso di un lungo viaggio in treno o in aereo, sei stanco di leggere news sul cellulare, non hai nulla da sgranocchiare e anche il cielo – fuori – sembra essere dello stesso colore delle nuvole? Ecco, è l’esatto momento in cui l’unica cosa che mi fa davvero stare bene è leggere. Bhe, anche dormire è tra i miei passatempi preferiti ma la lettura arricchisce, il sonno ti priva solo di tempo prezioso che potrebbe essere usato diversamente.

Con questo articolo, scritto in collaborazione con la scrittrice Grazia Previato, vogliamo rendere omaggio all’autore del libro in oggetto – Marina di Zafon -raccontando le sensazioni e le emozioni che il suo romanzo ha suscitato in noi nel momento in cui l’abbiamo letto. Riteniamo che ogni libro, nel preciso istante in cui viene letto, dia delle impressioni che cambiano da lettore a lettore, a seconda dello stato d’animo e delle aspettative iniziali.

Vorremmo semplicemente raccoglierle e donartele.

Marina di Zafón

 

Marina di Carlos Ruiz Zafón

(Testo scritto da Grazia Previato)

Ci sono libri che ti catturano ancora prima di averli letti e che una volta fatto non lasci più. Marina di Zafón è uno di questi. Il titolo e l’immagine di copertina hanno fanno da richiamo e da invito alla lettura. Non so spiegare che cosa mi abbia realmente spinto ad acquistare questo libro, sempre accostato a molti altri dello stesso autore più noti ed esteticamente più accattivanti. Eppure, nel momento esatto in cui mi sono avvicinata allo scaffale di una libreria di provincia ed ho iniziato a scorrere tutti i titoli dei libri di Zafón, ho scelto Marina. L’ho fatto di getto, senza pensarci. Colpa forse del nome proprio di persona che evoca il mare o della cupezza della foto di una casa possente con balconcino (ed.oscarmondadori 2010).

Non so.

Già dalla lettura delle prime pagine ho capito che avrei amato profondamente questo romanzo. Gli occhi della protagonista “sono di un grigio così profondo da poterci cadere dentro”. Ed io mi ci sono sprofondata nei suoi occhi. Giovani, vivaci e intensi.

Reggere lo sguardo di Marina non è affatto semplice. Lo sa bene anche il protagonista Óscar, suo coetaneo. Imbranato, altruista, ingenuo e “capisce tutto al contrario”. Orfano e ospite di un collegio gestito da padri gesuiti. La vita di Óscar inizia alle 17:20 di ogni giorno, nel momento esatto in cui terminano le lezioni e per circa tre ore è libero. È in questo arco di tempo che osa farsi beffe delle regole per esplorare la città.

Si lascia perdere tra le vie di uno dei quartieri di Barcellona. Cammina e osserva il mondo davanti a lui. Una musica melodiosa e un gatto lo condurranno da Marina, una ragazzina pallida e magra, intrisa di mistero e di silenzi. Eppure dice Óscar fradicio “bastò che mi sfiorasse con le labbra perché i miei vestiti si asciugassero”. Da quel primo approccio amoroso i due giovani inizieranno un percorso di conoscenza reciproca che li legherà per sempre uno all’altra.

Il contesto macabro e fitto di personaggi sinistri, di colpi di scena, di tragedie e di dolore, a mio avviso, serve all’autore per elevare e far risaltare la limpidezza del legame dei due ragazzi. Il bello e puro che è in ognuno di loro due, viene raccontato e svelato poco a poco dall’autore con una delicatezza ed una sensibilità che per un attimo, ho erroneamente pensato che il libro fosse stato scritto da una donna.

Le personalità dei giovani man mano che ci vengono presentati conquistano immediatamente, ed è stato quasi impossibile per me non provare simpatia per Óscar e non fare il tifo per Marina! In questo arduo compito di tratteggiare l’adolescenza inquieta dei quindicenni, l’autore eccelle e lo fa accostando ai due un adulto, Germán il padre della ragazza. Sebbene in apparenza il vecchio sembri fare solo da contorno alle vite dei protagonisti, in realtà è un personaggio fondamentale.

Óscar accanto a lui viene educato alla bellezza nella sua totalità. Non solo, riuscirà anche a dare un senso alla sua esistenza, lui che prima di conoscere i suoi nuovi amici, aveva l’impressione di “essere al mondo per caso”. È in questa sensazione di non definito, di casualità apparente e di precarietà non voluta, che ci si sente simili a Óscar, mi è basto pensare alle volte in cui, da adolescente, ho provato il suo stesso disagio esistenziale. Per la ragazza invece, avvezza ai modi cortesi, affabili e galanti del padre, nutrita dalla sua arte e contornata dalla bellezza dei ritratti della madre, realizzati dall’uomo e intrisi di luminosità, la presenza paterna accostata a quella del ragazzo rappresentano la conferma che è ancora possibile portare luce nella sua vita.

Il giovane senza saperlo, avrà il compito di tenere accesa la lampadina di Marina, “è uno di quei principi senza regno che si danno un gran da fare nella speranza di essere baciati e potersi trasformare in rospi”. Attraverso Óscar la giovane si illude di avere una speranza, un minimo di futuro e si lascia andare ad un inizio d’amore. Un amore acerbo e che non potrà essere vissuto pienamente. Ma c’è, e questo le basta per tirare avanti e affrontare il domani.

Ed ecco che in quel preciso istante Marina mi appare nelle vesti di Rossella di Via col vento. Se un tempo per Germán la pittura era l’espressione del suo innato talento, ora i suoi quadri sparsi per tutta la casa, accostati alle registrazioni canore dell’amata moglie, rappresentano la testimonianza concreta dei ricordi di giorni felici e diventano gli strumenti attraverso i quali ha la possibilità di avvicinare Óscar al bello.

Il ragazzo, dal cuore puro e bramoso di conoscenza si lascia formare dal vecchio. Lo fa nello stesso momento in cui la ragazza lo imprigiona a sé. Il meraviglioso e struggente incantesimo dei giovani lo si scopre solo partecipando al racconto e leggendo di una macabra caccia al tesoro i cui nascondigli bui e maleodoranti, i trabocchetti, gli enigmi e le losche figure, sono tappe obbligate per arrivare in fondo. La ricompensa per esserci riusciti, non consisterà, per i due protagonisti principali, in un baule di pepite d’oro, ma nella consapevolezza che ad ognuno di loro, il destino ha riservato attimi di gioia dal valore inestimabile. Il modellino in legno di una cattedrale fatto alla meno peggio, un libro dalle pagine bianche e un bacio sulle labbra dei due ragazzi diventeranno per i due innamorati i loro gioielli più preziosi.

 

Grazie a tutti, grazie a te per averci letto fino alla fine!