Comunicare è facile. Fermarsi a guardare, un po’ meno!

Ritengo ci siano parecchi problemi di comunicazione oggi. Gli esseri umani non parlano più! Non sappiamo più comunicare!

Io, che per scrivere, ho prima imparato ad osservare, ho notato parecchie situazioni, problematiche o motivazioni, per cui noi umani, a volte, tendiamo a nasconderci dietro a muri o apparati tecnologici.

Il rifiuto del face to face

Farò degli esempi per cercare di spiegare meglio cosa ormai tendiamo a fare nella comunicazione. Se c’è una discussione in atto, ipotizziamo tra due fidanzati non conviventi, la discussione sarà sicuramente tramite messaggi telefonici o telefonata per la maggior parte dei casi, anche se abitano a pochi minuti di distanza.

Ci nascondiamo dietro ai nostri cellulari come se potessero proteggerci o come se avessimo più coraggio grazie al cellulare (i famosi leoni da tastiera). È da chiarire che se uno/una ci vuole mollare, lo farà con o senza cellulare. Sicuramente sarà più facile con uno smartphone tra le mani, sicuramente per l’altra parte sarà lo stesso poco piacevole. Il cellulare non ci proteggerà dal dolore o dalla verità, non è stato creato per questo.

La tecnologia ha rovinato i rapporti?

NO! NO! NO! Lo ripeterò all’infinito. Siamo noi che abbiamo deciso o decidiamo di rovinarli.

Grazie alla tecnologia ci sono persone che possono vedersi (tramite uno schermo, ovviamente) anche se abitano in continenti diversi. Famiglie che viaggiano per lavoro e riescono a parlare con i propri figli. Figli che si trasferiscono all’estero e riescono sempre a fare una video chiamata alla mamma (e anche ai papà, dai!). Nonni di tutto il mondo che vedono i propri nipoti crescere imparando a usare uno smartphone.

I giovani si lamentano, perché hanno dovuto insegnare ai propri genitori/nonni ad usare questi nuovi telefoni super tecnologici.

Giovani, devo dirvi una cosa: mia madre mi ha detto, una volta, facendomi stare zitta (cosa rara): “Tu non sapevi nemmeno usare il cucchiaio per mangiare, te l’ho insegnato io, cosa sarà mai un cellulare o un tablet?” ricordate sempre questa frase, perché è tutto vero!

Non ci accorgiamo di quello che succede intorno a noi

Sì! Confermo e sottoscrivo, purtroppo. Ci accorgiamo solamente se succede qualcosa di veramente grave e se è coinvolto qualcuno che conosciamo. Porterò un esempio che, sicuramente, in molti avrete notato.

“The Terminal” è un film di S.Spielberg, c’è una scena di Tom Hanks (costretto a vivere dentro al JFK, aeroporto di New York), in cui chiede disperatamente aiuto per poter chiamare a casa, non parlando inglese, cerca di esprimersi a gesti (facilmente comprensibile). Nessuno lo guarda, nessuno lo considera, nessuno lo aiuta. È in preda al panico, perché è diventato un apolide, a casa sua c’è stato un colpo di Stato e vuole chiamare per capire se verrà privato della sua cittadinanza e dei suoi documenti.

È un film del 2004 (Spielberg sapeva già che facevamo pena nella comunicazione, ve lo dico!). Dovete sapere che non sopporto Tom Hanks come attore (perdono, perdono, perdono!!!), ma quella scena mi ha messo un’angoscia tremenda, proprio perché so che nella realtà, sarebbe successo lo stesso. Non lo avremmo mai aiutato, perché non parlava la nostra lingua e siamo sempre così di fretta che nemmeno ci accorgiamo di cosa succeda intorno a noi.

Con chi dovremmo comunicare

La risposta logica sarebbe: almeno con chi ci sta intorno, sarebbe già un buon inizio. Noi non parliamo nemmeno ai nostri genitori o amici e dovremmo farlo con un estraneo? Sicuramente alzare almeno la testa dal cellulare quando camminiamo ci porterebbe già ad uno step di avanzamento. Fermarci se qualcuno ha bisogno, anche.

A volte, non lo si fa per timore, lo so benissimo, con le brutte notizie che ci assalgono ogni giorno (non sono qui per insegnare, ma per dirvi cosa potremmo fare tutti insieme).

Potremmo fermarci ad analizzare la situazione in questione per qualche secondo, per decidere come e se agire, se dovessimo vedere qualcuno in difficoltà, ma la nostra diffidenza regna sovrana. Ormai non facciamo più nemmeno questo, eppure l’essere umano è nato per analizzare, anche in pochi minuti, tutto quello che lo circonda.

Comunicare, Comunicazione, Comunichiamo

Vi porto un esempio che mi riguarda. Io, esteticamente molto eccentrica data la chioma rossa e riccia, dovevo utilizzare la metropolitana di Shanghai nel 2011 (mi trovavo lì per lavoro).

Ora vi darò una info importantissima su di me: io ho il senso dell’orientamento di un temperamatite (battuta dei miei amici). Immaginatemi lì, nella metropoli delle metropoli e con un inglese un po’ scarso a soli 25 anni. Ora, per chi non fosse mai stato a Shanghai, la metro ha 390 stazioni o forse di più, con linee di ogni colore e io dal centro, dovevo andare disperatamente fuori per un incontro di lavoro. (non potevo usufruire del taxi quel giorno, è una lunga storia).

Disperata (davvero), ho chiesto a chiunque con la mappa in mano, più indirizzo di destinazione scritto su un foglio. Tre uomini in giacca e cravatta mi ignorarono e tirarono dritto. Mi aiutò una studentessa (Yann, ovviamente ricorderò sempre il suo nome), prese il suo astuccio e con il pennarello rosa mi evidenziò il percorso. Andò a prendermi il biglietto corretto per cambiare 4 linee, ritorno compreso (quindi non semplice, mi difendo) e mi accompagnò all’entrata corretta.

Non fu solidarietà femminile. Yann, una ragazza gentile spese dieci minuti del suo tempo per spiegarmi come fare e per calmarmi, perché ero nel panico e lei mi aiutò. Si fermò. Non andò oltre. Non mi vergogno a raccontare questa storia, perché non avevo App o Google Maps o mille altre cose che ci sono ora. Ho portato un esempio, perché anche io sono stata un po’ Tom Hanks al JFK, ma trovai Yann.

Dovremmo imparare a comunicare di più

Questa lunga storia, forse anche un po’ noiosa, per dirvi che dovremmo essere un po’ tutti Yann, non per rendere il mondo un posto migliore e perché la guerra è brutta e non ci sono più le mezze stagioni (ironia).

Solo per renderci la vita un po’ più facile, perché da soli non si va da nessuna parte.

Articolo scritto da Silvia Piras, Red_Esse

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Mi chiamo Valentina Carbone, sono laureata in Lettere con un Master in Giornalismo e Comunicazione. Da circa 10 anni mi occupo di blogging condividendo le mie esperienze, di viaggio e di comunicazione, sul mio Blog: www.valentinacarbone.it
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