Il “viaggio” nell’antica Roma | Perché, come e quando

Cosa significava “viaggiare” nell’antica Roma? Riporto un testo letto nell’opuscolo “Tempora Aquileia” che mi ha colpito davvero tanto e che ho voluto condividere con voi!

“Nel mondo antico il viaggio spesso non era visto, soprattutto tra le fasce più povere della popolazione, come uno svago o un passatempo: viaggiare era faticoso e rischioso.

Si viaggiava per vari motivi, un po’ come ora:

  • per lavoro, tipica figura del mercante che solca i mari a bordo di navi o che viaggia lungo le strade su di un carro pieno di mercanzia o con delle beste da soma;
  • per religione, andando in pellegrinaggio presso qualche santuario per onorare una divinità o richiedere la guarigione da una malattia;
  • per andare a trovare una persona cara in un posto lontano;
  • per studiare, dato che erano molto ambiti i soggiorni culturali nelle città greche d’oltremare, sedi di famose scuole filosofiche (Rodi, Atene, Pergamo)

Alcuni, invece, viaggiavano semplicemente per il gusto di scoprire e vedere posti nuovi o antichi monumenti, come noi moderni turisti.

COME SI VIAGGIAVA NELL’ANTICA ROMA?

Il viaggio, per mare o per terra, era impegnativo e scomodo. L’abbigliamento scelto era dunque funzionale a essere utilizzato in condizioni di disagio e di avversità metereologiche: doveva essere resistente, comodo, utile e dove necessario, caldo e adatto a proteggere dalle intemperie. Solitamente si portavano i propri effetti personali e il denaro necessario al viaggio, all’interno di un piccolo borsellino o sacchetto legato a una cinta o al collo. Sacche e borse portate a tracolla, in pelle o tessuto, contenevano i ricambi, una coperta che facesse da giaciglio, il necessario per mangiare e illuminare il percorso, delle scarpe di ricambio o dei capi di abbigliamento più o meno pesanti in base alle condizioni atmosferiche previste. Le donne, durante il viaggio,  usavano abiti comodi simili a quelli utilizzati dagli uomini, ovviamente di gusto femminile e lunghi fino alle caviglie. Raramente mancava un bastone o un’arma per difendersi dalle possibili aggressioni di animali feroci o malintenzionati.

Ovviamente il bagaglio era più o meno vario e abbondante a seconda della classe sociale o della ricchezza del viaggiatore. I convogli dei ricchi senatori potevano essere composti da decine di schiavi, portatori e carri contenenti ogni suppellettile adeguato a un viaggio comodo: batterie di pentole, mobilia e addirittura del buon vino.

SULLE STRADE DELL’ANTICA ROMA

Per il trasporto terrestre si utilizzavano diverse tipologie di carri. Chi viaggiava da solo o in coppia e senza un grande bagaglio, poteva noleggiare un essedum o un cisium, dei carri a due ruote. L’essedum era molto più ampio e rifinito rispetto al cisium, infatti veniva preferito dalle persone di rango o abbienti.

Entrambi i carri erano tirati da una coppia di animali (muli o cavalli). Famosa era la carruca, un carro a 4 ruote con alto cassone, che poteva ospitare passeggeri con il loro bagaglio e essere impiegato per lunghi viaggi. C’era poi la raeda, un carro robusto con 4 ruote, scoperto, tirato da 1 o 2 coppie di muli, adatto a un  numero generoso di viaggiatori. Simile alla raeda come struttura, ma completamente nell’aspetto esteriore, il carpentum era il mezzo di trasporto preferito dalle persone ricche, soprattutto dalle donne della nobiltà. Era dotato di un solito tetto e chiuso sui lati da delle cortine mobili (tende o pannelli); come la raeda però, era dotato da ruote in legno cerchiate in ferro ma privo di una qualsiasi forma di ammortizzazione.”

Tratto da “Viaggiare nell’antica Roma” di Giulio Rinaldi.

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Valentina

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